Il Vino

Rosso Vanvitelliano, in virtù del principio di valorizzazione totale in esso insito, puntando sull’innovazione della tradizione, sul valore dell’origine e la sua validità nel presente si dilata ancora con realizzazione di un connubio tra Arte e Mestieri.

Sotto il Marchio Culturale Rosso Vanvitelliano confluiscono, così, oltre a produzioni squisitamente artistiche anche produzioni di eccellenza in campo enogastronomico, aventi le proprie radici nel periodo e nel luogo dei siti vanvitelliani, con una visione che fonde la dimensione puramente intellettuale con quella quotidiana e materiale per promuovere una qualità da riscoprire e incentivare.
Il primo passo di questa iniziativa “agro-culturale” è il Vino.

E quale produzione è più originaria, più antica, e al tempo stesso più longeva e lungimirante tra quelle del territorio campano se non quella del vino Falerno?

Minister vetuli puer Falerni
inger mi calices amariores,
ut lex Postumiae iubet magistrae
ebriosa acina ebriosioris.
At vos quo lubet hinc abite,
lymphae vini pernicies,
et ad severos migrate.
Hic merus est Thyonianus.

Giovane, fai scorrere i calici
più amari di vecchio Falerno,
così come è ordine di Postumia maestra,
che sta più ubriaca di un’uva ubriaca.
E poi voi, levatevi di torno, dove vi pare,
acque, rovina del vino,
e andatevene dai più musoni.
Qui c’è autentico vino di Bacco.

Catullo, Carme 27

Catullo, Orazio, Virgilio, Marziale ma anche Plinio il Vecchio, Strabone e persino il medico Galeno sono solo alcuni degli autori latini che decantano le lodi del vino prodotto in un’area chiamata Ager Falernus, corrispondente oggi all’alto casertano.

Un vino senza rivali, denso, concentrato, adatto all’invecchiamento, punta di diamante della Campania Felix, che con vicende alterne è stato prodotto senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri, tornando in auge alla fine del ‘900 come prodotto di estrema qualità sotto il nome di Falerno del Massico.

Un esempio di autentico recupero dell’origine per restituirle dignità e proiettarla verso il futuro. Un futuro che per questo vede il suo rosso brillante unirsi al Rosso Vanvitelliano, il colore del tramonto in cui Luigi Vanvitelli vide costruirsi nella mente l’immagine della Reggia di Caserta, capolavoro d’architettura che egli progettò con il coraggio della consapevolezza che avrebbe mai potuto in vita vederlo realizzato.

Un colore in cui si condensa tutta la sua qualità umana e professionale e che sorprendentemente ha un legame singolare proprio con l’arte vitivinicola: Luigi Vanvitelli realizzò il suo primo progetto d’architetto proprio per un casale nella vigna di famiglia!

Le storie di Rosso Vanvitelliano

Luigi Vanvitelli tra ARCHITETTURATEATRO e VINO

Esiste un filo rosso che unisce il talento di Vanvitelli come architetto, la passione per il teatro e la produzione del vino.

Un filo rosso che parte dalle origini, dalla famiglia, e che Luigi deve in particolare al padre Gaspare e al nonno materno Giovanni Andrea Lorenzani.

Caspar Adriaensz van Wittel, italianizzato in Gaspare Vanvitelli, è stato un pittore olandese che trasferitosi in Italia fra il 1674 e il 1675 trovò la fama come vedutista e disegnatore. Di stanza a Roma, sposò nel 1697 Anna Lorenzani da cui ebbe due figli, Luigi ed Urbano, il primo dei quali nato durante il periodo napoletano (1699-1702) in cui Gaspare fu impiegato dal viceré spagnolo Luigi Francesco de la Cerda nei lavori del cantiere del Palazzo Reale. Gaspare stette a Napoli pochi anni ma furono densi di attività e relazioni: Luigi Vanvitelli porta infatti il nome del viceré spagnolo che, intimo di Gaspare, ne divenne anche padrino di battesimo.

Anna dal canto suo era figlia del letterato e drammaturgo Giovanni Andrea Lorenzani, di professione ottonaio, ma con una profonda passione per il teatro e le lettere che perseguì da autodidatta per tutta la vita, riscuotendo un discreto successo come drammaturgo. Collezionista d’arte e bibliofilo alla sua morte decise di lasciare al nipote prediletto, Luigi Vanvitelli, la parte più pregiata della sua raccolta di quadri e la maggior parte dei suoi manoscritti, soprattutto quelli teatrali

Luigi quindi crebbe circondato da stimoli artistici e ricevette una educazione classica, protetto da una famiglia colta e benestante con legami e committenze importanti nella ricca Roma del ‘700.

Più tardi, le lettere con il fratello Urbano riveleranno il peso di questa eredità, permettendoci di tracciare una immagine straordinaria del Vanvitelli dal carattere non solo di professionista esperto e rigoroso e al tempo stesso originale ed innovativo, ma anche di amante e conoscitore profondo di tutte le arti, in particolare quella teatrale, cui riconobbe per eccellenza la funzione educativa, da un punto vista linguistico, musicale, relazionale, psicologico, morale, in definitiva umano.

Ad esempio, una delle sue lettere, ci racconta di come Vanvitelli abbia messo in scena La Merope di Scipione Maffei in forma privata con l’allievo Francesco Collecini e i suoi figli per fargli coltivare la memoria e un uso qualitativo dell’italiano.

«Li comici della tragedia sono Merope Collecini, Polifonte il Maestro, Egisto Carluccio, Ismene Gasparino, Adrasto Petruccio, Euriso Checchino, Polidoro il figlio di un muratore Fiorentino che recita a meraviglia; con questo gioco gli faccio esercitare la memoria e si apprende la lingua buona e il suono del verso». (Lettera 326 del 20.10.1755)

E il vino?

Oltre ai preziosi insegnamenti e alle passioni, Luigi ereditò dal nonno materno anche una vigna con casaletto sita a Roma, nei pressi di largo Boccea, “nella strada fuori di porta Fabrica (S. Pietro) al Pidocchio …”, nel vicolo dove doveva esserci l’antica Osteria del “Pidocchio”, ovvero del “pellegrino” che doveva attraversare quella stradina per arrivare a San Pietro

(Nota: vedi cartina del 1696 redatta dall’architetto Filippo Crevoli in cui sono annotate tutte le vigne coi rispettivi proprietari dell’Aurelia Nuova, dove compare la vigna del Lorenzani).

(Nota: vedi cartina del 1696 redatta dall’architetto Filippo Crevoli in cui sono annotate tutte le vigne coi rispettivi proprietari dell’Aurelia Nuova, dove compare la vigna del Lorenzani).

Una curiosità che ci riporta di nuovo al teatro: nel 1743 Luigi Vanvitelli ampliò le sue proprietà terriere acquistando dai Sacchetti anche la vigna dove si trovava la Torre del Pidocchio (la cosiddetta Vigna Crivelli o del Pidocchio), ma pochi anni dopo, nel 1759, invitò il fratello a vendere le proprietà proponendogli come acquirente proprio un uomo di teatro, il maggiore cantante castrato di tutti i tempi, Carlo Broschi, detto il Farinelli.

 «Farinello vuole venire a stabilirsi in Roma e cerca di fare la compra di una vigna, ove siavi casino; fin’adesso egli non l’ha trovato né a dato ora la commissione a Gizziello. Buona occasione questa sarebbe per far denari della vigna nostra, onde potreste fargli di soppiatto suggerire che vi è una bella vigna, che forse si potrebbe avere, stante che il padrone, che è Vanvitelli, sta in Napoli al servizio del re e altro per invogliarlo ad andarla a vedere. Forse sarebbe al proposito dovendosi pensare veramente alle figlie; e poi, come voi meglio di me migliore fondo di terreno». (Lettera 636 del 28.4.1759)

La vendita però non andò a buon fine, lo sappiamo perché alla sua morte, nel 1773, in assenza di testamento i beni del Vanvitelli vennero inventariati per volontà dei figli Carlo e Gaspare e tra questi compare ancora la vigna dei Lorenzani-Vanvitelli definita dal notaio: “Una massaria, ó sia vigna con due casini di campagna, sita nel luogo detto il Pidocchio”.

Abbiamo quindi certezza che Luigi Vanvitelli sin da ragazzo ha coltivato una passione particolare per il Teatro e per il Vino e che è proprio nella sua vigna “al Pidocchio” che, secondo la ricostruzione storica, realizza la sua prima prova da architetto magari facendo i primi assaggi di un ottimo Falerno, prodotto con le uve della sua vigna.

Il Falerno del Massico Dop

Dall’incontro felice di Ali della Mente con realtà d’eccellenza del territorio casertano nasce il Falerno del Massico Dop Rosso Vanvitelliano prodotto dalla Cantina Falernia, in collaborazione con Il Torchio Enoteca e Alma Campania.

Rosso Vanvitelliano è immagine di un avvenire, esistenziale intento di coraggio artistico e rivoluzionario.
Ideato prima come simbolo cromatico essenziale da Ali della Mente, questo rosso Falerno del Massico Dop, potente e compatto, perfetta sintesi organolettica sensoriale, è ponte tra utopia e realtà di valori culturali.

 

Degustazione

Vino unico, si presenta di un colore rosso purpureo con riflessi granati; al naso intenso e persistente con netti sentori di confettura di frutta rossa matura, note speziate, leggera tostatura e profumi terziari di miele e spezie il retronasale fa emergere la marasca, marcatore riconosciuto per questo vino. Al gusto è secco con grande intensità ed enorme persistenza, estremamente caldo e sapido conserva una buona consistenza acida che, in presenza di tannino deciso e in continua evoluzione lo rende piacevole alla beva e molto longevo nel tempo, se ben conservato rende la maggiore espressività del carattere di vino di “Origine” a molti anni dalla vendemmia.

Abbinamenti

La complessa struttura di questo vino e la presenza di tannini in evoluzione rende ideale l’abbinamento a cibi untuosi e piatti complessi quali carni rosse, cacciagione e animali da cortile dalle lunghe cotture ricche di spezie, piatti elaborati al forno, primi di legumi e paste ripiene, lasagna napoletana. Spesso usato come vino di meditazione in abbinamento a caciocavallo lungamente stagionato e frutta secca. Va servito, alla temperatura di 18-20°C.

Agronomia

Lavorazione sulla fila: inerbimento spontaneo e trinciatura
Lavorazione sotto fila: diserbo meccanico
Selezione tralci produttivi: spollonatura manuale
Diradamento grappoli: all’invaiatura con sfogliatura
Potatura: manuale
Difesa biologica: lotta biologica

Vendemmia

 Epoca: fine settembre/inizi di ottobre
Selezione grappoli: su pianta
Raccolta: manuale in cassette da 18 kg

Vinificazione

Rimontaggi: manuali alternati a follature delle vinacce e delestage
Fermentazione: a T° controllata
Lieviti selezionati: si
Malolattica: si
Macerazione prolungata: sulle vinacce a seconda dell’annata
Affinamento: secondo disciplinare
Imbottigliamento: riempitrice a leggera depressione
Stoccaggio in bottiglie: 3 mesi in ambiente a T° controllata